La psicologia della moda: come la moda influisce sul nostro cervello

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La psicologia della moda è spesso definita come lo studio dell’impatto delle scelte di vestiario sul modo che abbiamo di percepire e giudicare gli altri.Lo studio della psicologia applicata alla moda va ben oltre l’impatto che essa ha su un individuo; si concentra anche sul contesto sociale del momento e su qualsiasi cosa possa rappresentare un modo di esprimere la propria identità, che viene influenzata dai cambiamenti della società. Oltre ai vestiti e agli accessori, quindi, nella psicologia della moda vengono presi in considerazione anche i trucchi, i mobili per la casa e addirittura le automobili.
Capire in quale maniera e fino a che punto la psicologia possa influenzare i nostri acquisti è, come possiamo immaginare, molto importante per chi lavora nella moda. Partendo dallo stilista fino ad arrivare al semplice commerciante, poter prevedere che tipo di prodotto prenderà piede e per quanto resterà di moda è vitale; per questo, una parte molto importante della psicologia della moda è lo studio dei cambiamenti dell’approvazione e del gradimento della clientela man mano che cambiano i tempi; ad esempio, un oggetto “classico” è qualcosa che non passa mai di moda, mentre le “manie” sono le mode del momento, destinate a scomparire presto.

Un’altra area d’interesse nella psicologia della moda, come già accennato, è quella dell’autoespressione e del ruolo che la moda ha nello sviluppo della nostra personalità. I ricercatori Hajo Adam e Adam D. Galinsky hanno condotto un esperimento durante il quale i partecipanti indossavano un camice da laboratorio mentre svolgevano alcuni compiti che richiedevano concentrazione. Il loro scopo era di confermare o meno l’ipotesi che il semplice indossare un camice da scienziato influisse così tanto sull’individuo da farlo sentire più professionale e, di conseguenza, fargli svolgere in maniera migliore i compiti che gli erano stati assegnati. L’esperimento confermò l’ipotesi; i partecipanti mostrarono infatti performance migliori semplicemente per l’influenza che il camice aveva sulla loro mente. Per dare un’ulteriore conferma del risultato, i ricercatori hanno introdotto un colpo di scena; hanno confessato ai partecipanti che quello indossato da loro era un semplice camice da pittore, dopodiché hanno fatto svolgere loro altri compiti simili ai precedenti. Il risultato? I miglioramenti dimostrati nelle performance precedenti scomparvero, dimostrazione che erano stati ottenuti proprio grazie all’influenza del camice da laboratorio. Sostanzialmente, i partecipanti hanno interpretato il simbolismo del camice da scienziato e, indossandolo, lo hanno reso parte della loro personalità, alterando il proprio comportamento di conseguenza.
Anche l’economia ha una certa importanza nella psicologia della moda; l’approccio degli economisti ad essa è più che altro una questione di domanda e offerta. Gli oggetti più rari hanno un valore più alto, sia economicamente che agli occhi del compratore; allo stesso modo, più un oggetto è disponibile in grandi quantità, meno risulta desiderabile, nonostante il prezzo sia molto minore. Questo permette agli accessori e ai vestiti costosi di restare sempre di moda, di venire sempre richiesti e, perciò, di produrre sempre un profitto, nonostante il costo apparentemente proibitivo. Paradossalmente, sono gli oggetti meno costosi a scomparire prima dal mercato, per lo stesso processo mentale; le persone sono più motivate a risparmiare per comprare qualcosa di più costoso piuttosto che accontentarsi di un oggetto simile, ma meno costoso e, perciò, ritenuto meno “degno” di essere acquistato.
Il mondo della moda e la psicologia ad esso collegata includono qualsiasi persona e organizzazione sia in grado di creare prima di tutto un’idea, un simbolo, e trasferirlo su una linea d’abbigliamento, di make-up, di mobilio, eccetera. Questo discorso vale anche per l’arte, l’architettura e addirittura l’economia e la scienza; insomma, qualsiasi area d’interesse che possa avere dei “temi caldi”. Nell’economia possono essere i bitcoin, nella scienza i buchi neri, nella moda i crop top, nelle auto le macchine elettriche, e via discorrendo. Ognuna di queste mode è regolata da una serie di meccanismi psicologici che portano l’acquirente a voler scegliere proprio quel prodotto; i bitcoin sono nati per un bisogno di sicurezza, i buchi neri si studiano per un bisogno di conoscenza, i crop top vanno di moda perché lo stomaco piatto è all’ultimo grido e le auto elettriche sono più desiderabili perché va giustamente di moda fare attenzione all’ambiente.
Un esempio lampante di questo concetto è anche quello degli influencer, una professione vera e propria nata con l’avvento dei social network. Gli influencer creano un’immagine per se stessi e per i loro prodotti (o per i prodotti che sponsorizzano), spesso associata a degli ideali nobili e a delle tematiche attuali come ad esempio la parità dei sessi. Spesso sono proprio gli influencer a decidere cosa va di moda e cosa no; inserendo determinati prodotti nella loro vita di tutti i giorni, documentata su Instagram, ed elencando le qualità e il modo in cui li usano loro stessi, i followers si convincono che valga la pena di acquistarli. Questo crea contemporaneamente tre mode strettamente collegate tra loro, che si modificano a vicenda: l’influencer dà via ad una moda, i suoi seguaci, come si può immaginare, la seguono e, inevitabilmente, un terzo gruppo di persone ne creerà un’altra, per contrastare quella più popolare. Qual è la terza? Semplice: quando la moda lanciata o promossa dagli influencer diventa troppo comune, non produce più guadagni, come ormai sappiamo, e va cambiata.
È (quasi) tutta una questione di soldi? Sì. È sbagliato seguire la moda? No. Si tratta di un interesse come un altro che, come abbiamo visto, apporta dei benefici concreti all’individuo e permette di esprimere la propria creatività; scaricate perciò Instagram e cominciate a seguire qualche influencer, chissà che non vi ispiri a creare voi stessi una nuova moda!

Un’altra area d’interesse nella psicologia della moda, come già accennato, è quella dell’autoespressione e del ruolo che la moda ha nello sviluppo della nostra personalità. I ricercatori Hajo Adam e Adam D. Galinsky hanno condotto un esperimento durante il quale i partecipanti indossavano un camice da laboratorio mentre svolgevano alcuni compiti che richiedevano concentrazione. Il loro scopo era di confermare o meno l’ipotesi che il semplice indossare un camice da scienziato influisse così tanto sull’individuo da farlo sentire più professionale e, di conseguenza, fargli svolgere in maniera migliore i compiti che gli erano stati assegnati. L’esperimento confermò l’ipotesi; i partecipanti mostrarono infatti performance migliori semplicemente per l’influenza che il camice aveva sulla loro mente. Per dare un’ulteriore conferma del risultato, i ricercatori hanno introdotto un colpo di scena; hanno confessato ai partecipanti che quello indossato da loro era un semplice camice da pittore, dopodiché hanno fatto svolgere loro altri compiti simili ai precedenti. Il risultato? I miglioramenti dimostrati nelle performance precedenti scomparvero, dimostrazione che erano stati ottenuti proprio grazie all’influenza del camice da laboratorio. Sostanzialmente, i partecipanti hanno interpretato il simbolismo del camice da scienziato e, indossandolo, lo hanno reso parte della loro personalità, alterando il proprio comportamento di conseguenza.
Anche l’economia ha una certa importanza nella psicologia della moda; l’approccio degli economisti ad essa è più che altro una questione di domanda e offerta. Gli oggetti più rari hanno un valore più alto, sia economicamente che agli occhi del compratore; allo stesso modo, più un oggetto è disponibile in grandi quantità, meno risulta desiderabile, nonostante il prezzo sia molto minore. Questo permette agli accessori e ai vestiti costosi di restare sempre di moda, di venire sempre richiesti e, perciò, di produrre sempre un profitto, nonostante il costo apparentemente proibitivo. Paradossalmente, sono gli oggetti meno costosi a scomparire prima dal mercato, per lo stesso processo mentale; le persone sono più motivate a risparmiare per comprare qualcosa di più costoso piuttosto che accontentarsi di un oggetto simile, ma meno costoso e, perciò, ritenuto meno “degno” di essere acquistato.

Il mondo della moda e la psicologia ad esso collegata includono qualsiasi persona e organizzazione sia in grado di creare prima di tutto un’idea, un simbolo, e trasferirlo su una linea d’abbigliamento, di make-up, di mobilio, eccetera. Questo discorso vale anche per l’arte, l’architettura e addirittura l’economia e la scienza; insomma, qualsiasi area d’interesse che possa avere dei “temi caldi”. Nell’economia possono essere i bitcoin, nella scienza i buchi neri, nella moda i crop top, nelle auto le macchine elettriche, e via discorrendo. Ognuna di queste mode è regolata da una serie di meccanismi psicologici che portano l’acquirente a voler scegliere proprio quel prodotto; i bitcoin sono nati per un bisogno di sicurezza, i buchi neri si studiano per un bisogno di conoscenza, i crop top vanno di moda perché lo stomaco piatto è all’ultimo grido e le auto elettriche sono più desiderabili perché va giustamente di moda fare attenzione all’ambiente.
Un esempio lampante di questo concetto è anche quello degli influencer, una professione vera e propria nata con l’avvento dei social network. Gli influencer creano un’immagine per se stessi e per i loro prodotti (o per i prodotti che sponsorizzano), spesso associata a degli ideali nobili e a delle tematiche attuali come ad esempio la parità dei sessi. Spesso sono proprio gli influencer a decidere cosa va di moda e cosa no; inserendo determinati prodotti nella loro vita di tutti i giorni, documentata su Instagram, ed elencando le qualità e il modo in cui li usano loro stessi, i followers si convincono che valga la pena di acquistarli. Questo crea contemporaneamente tre mode strettamente collegate tra loro, che si modificano a vicenda: l’influencer dà via ad una moda, i suoi seguaci, come si può immaginare, la seguono e, inevitabilmente, un terzo gruppo di persone ne creerà un’altra, per contrastare quella più popolare. Qual è la terza? Semplice: quando la moda lanciata o promossa dagli influencer diventa troppo comune, non produce più guadagni, come ormai sappiamo, e va cambiata.
È (quasi) tutta una questione di soldi? Sì. È sbagliato seguire la moda? No. Si tratta di un interesse come un altro che, come abbiamo visto, apporta dei benefici concreti all’individuo e permette di esprimere la propria creatività; scaricate perciò Instagram e cominciate a seguire qualche influencer, chissà che non vi ispiri a creare voi stessi una nuova moda!

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