Carl Gustav Jung

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Carl Gustav Jung è il padre della psicologia analitica, il cui scopo clinico è riportare il soggetto alla realtà liberandolo dai disturbi patogeni

“La vostra visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all’esterno, sogna. Chi guarda all’interno, apre gli occhi.”

 

BIOGRAFIA

Nacque nel 1875 da Paul Achilles Jung, teologo e pastore protestante, e da Emilie Preiswerk a Kesswil, nel cantone svizzero di Turgovia. Dopo poco la famiglia si trasferì a Sciaffusa e nel 1879 a Klein Hüningen (ora periferia di Basilea), dove il padre diventò rettore della pieve, esercitando poi anche la funzione di cappellano nel manicomio della città. Fu un bambino solitario, figlio unico per nove anni, fino alla nascita della sorella Johanna Gertrud, detta “Trudi.

Al liceo fu suo insegnante Jacob Burckhardt, che gli parlò di Johann Jakob Bachofen. Le sue letture andavano dalla letteratura alla filosofia, dalla teoria della religione allo spiritualismo. Il libro che più lo colpì fu Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche.

Nel 1895 s’iscrisse all’Università di Basilea e nel 1900 si laureò in Medicina e Chirurgia con la tesi Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti una trattazione sui fenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk, che pubblicò nel 1902.

Nel dicembre 1900 cominciò a lavorare all’istituto psichiatrico di Zurigo, il Burghölzli. Qualche anno dopo (1902-1903), fu a Parigi per frequentare le lezioni di Pierre Janet. Nel 1903 sposò Emma Rauschenbach, sua compagna per la vita. Nel 1905 fu promosso ai vertici del Burghölzli e divenne libero docente all’Università di Zurigo, dove rimase fino al 1913. Tra il 1904 e il 1907 pubblicò vari studi sul test di associazione verbale e nel 1907 il libro Psicologia della dementia praecox.

Concordando con le interpretazioni date da Freud nei confronti dei fenomeni psichici, cominciò una fitta corrispondenza con Freud, che incontrò a Vienna nel 1907. I due parlarono per tredici ore. Lo incontrò nuovamente in Svizzera a Zurigo, dove scrissero un libro.

Nel 1909, con Freud e Ferenczi, Jung si recò alla Clark University di Worcester, Massachusetts, ove ricevette la laurea honoris causa in Legge. Nel 1910 divenne presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale e direttore dello “Jahrbuch”, rivista ufficiale della società. Cominciò a essere chiamato “delfino” della psicoanalisi, possibile successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico.

Nel 1909 si ebbero le prime avvisaglie della separazione da Freud, che sarà all’origine dell’articolarsi dei due principali orientamenti storici della psicoanalisi. In quell’anno, difatti, la Clark University invitò sia Freud sia Jung a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti e durante il viaggio in nave, analizzarono l’uno i sogni dell’altro. In questa psicoanalisi ‘sull’oceano’, dove ciascuno fungeva sia da psicoanalista sia da paziente, Freud, a detta di Jung, ebbe un atteggiamento di reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una migliore interpretazione. Fu in quel momento che Jung cominciò a mettere in discussione la stima che fino a quel momento aveva avuto per Freud.

“Solo un cambiamento dell’atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l’individuo.”

Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale La libido: simboli e trasformazioni (o Simboli della trasformazione), dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York. L’aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il “motore primo” dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi “dell’energia psichica”.

La “sessualità” da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali.

Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell’Associazione Psicoanalitica, svoltosi a Monaco nell’agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da Pierre Janet durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell’ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello “Jahrbuch”. Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell’Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.

Un altro aspetto sostanziale che li differenziava era la concezione dell’inconscio. Per Freud l’inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era “inutile” o dannoso per l’Io (rimozione). Invece per Jung la coscienza nasceva dall’inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la “psicologia analitica”, che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche ed adattare la propria anima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso “individuazione”.

Dopo la separazione da Freud, Jung ebbe una crisi nervosa che, come ricorda nelle sue memorie (Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di Aniela Jaffé) lo impegnò per sei durissimi anni. Alla fine del 1913, Jung, che aveva quattro figli e aspettava da Emma la quinta e ultima, incontrò Antonia Wolff , detta Toni, che da paziente si trasformò in analista e amante dello stesso in un triangolo emozionale che non escludeva la moglie.

In questo periodo, inoltre, Jung cominciò ad attrarre attorno a sé un proprio gruppo di pazienti, studenti, analisti e tra questi vi fu Edith Rockefeller McCormick, che con la sua ricchezza aiutò Jung a sviluppare ulteriormente una scuola analitica, fondando lo “Psychologischer Club” di Zurigo (nato nel 1913 e ancora attivo).

Benché tra gli studi, i viaggi e il servizio militare periodico Jung non avesse molto tempo per la pratica analitica, si consultarono e curarono da lui molte personalità anche illustri.

Nel frattempo Jung, ad ormai quasi 50 anni, riuscì, come aveva in mente da tempo, a costruire una casa (detta “Turm”, torre) nel villaggio di Bollingen, affacciata sul lago. Lo aiutò nei disegni il giovane architetto Walther Niehus.

Durante la lenta costruzione, Jung organizzò nel 1925 una spedizione in Africa, con George Beckwith, Peter Baynes e Ruth Bailey, una nobildonna inglese incontrata durante il viaggio in nave e che vivrà con Jung dalla morte della moglie Emma (1955, come fu lei a chiederle) in poi. Questa esperienza portò Jung (che cominciò a studiare anche lo sciamanesimo) a contatto con riti e miti delle popolazioni indigene, ed indirettamente con il proprio inconscio.

Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario dell’Associazione tedesca di psicoterapia, cui aderivano molti psicoterapeuti ebrei ma questa fu sciolta dal nazismo nel 1933. Ne fu creata un’altra, a carattere internazionale, con Jung, cristiano, presidente. Molti psicoanalisti giudei, espulsi dalla sezione tedesca, poterono così entrare a far parte della sopranazionale (grazie a un articolo da lui proposto nello statuto fondativo), e chiesero loro stessi a Jung di accettare la presidenza.

 Nel 1934 Jung fu però criticato per la sua adesione a questa organizzazione, che taluni consideravano di origine nazionalsocialista, per il fatto che la sezione tedesca divenne semplicemente un’emanazione del regime, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico che era divenuto di matrice nazionalsocialista.

 I sostenitori di Jung affermano anche che accettò questo incarico non a cuor leggero, ma nella speranza di salvare il salvabile, tant’è che quando egli si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni dalla carica di presidente della “Società medica internazionale di psicoterapia” e da redattore della rivista nel 1940.

Taluni gli rimproverano alcune affermazioni ambigue pubblicate sul giornale, ma a differenza di altri accademici che si asservirono al regime, Jung non ebbe mai la tessera del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, e non elogiò mai la politica di Hitler.

In questo periodo, a causa del suo comportamento non ligio alla dittatura, le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: le sue opere vennero bruciate o mandate al macero e il suo nome figurò nella famigerata “lista Otto”, vicino a quello di Freud e di molti altri autori vietati in Germania e nei territori occupati.

Inoltre, gli venne negato l’accesso in territorio tedesco, così nel 1944 si trasferisce a Basilea dove ottiene la cattedra di Psicologia medica. Il 6 giugno del 1961, Carl Gustav Jung muore a Kusnacht, sulle rive del lago, nei pressi di Zurigo dove ha trascorso i suoi ultimi anni.

 

LA TEORIA DI JUNG

La maggiore causa di rottura tra Jung e Freud fu il rifiuto, da parte di Jung, del “pansessualismo freudiano”, la concezione secondo la quale al centro del comportamento psichico degli esseri viventi vi è l’istinto sessuale. Nella concezione junghiana dell’uomo il tratto caratteristico più importante è la combinazione della “casualità” con la “teleologia”. Il comportamento dell’uomo non è condizionato soltanto dalla sua storia individuale e di membro della razza umana (casualità), ma anche dai suoi fini e dalle sue aspirazioni (teleologia). Sia il passato come realtà, sia il futuro come potenzialità, guidano il nostro comportamento presente.

Jung sostiene che entrambi le posizioni sono necessarie in psicologia per giungere a capire perfettamente la personalità. Il presente, infatti, è determinato non solo dal passato (casualità), ma anche dal futuro (teleologia). Un atteggiamento puramente casuale porta l’uomo alla disperazione perché lo rende prigioniero del passato. L’atteggiamento finalistico, invece, dà all’uomo un senso di speranza e uno scopo per cui vivere.

La concezione junghiana della personalità considera la direzione futura dell’individuo e nello stesso tempo è retrospettiva, nel senso che si rifà al passato. Jung vede nella personalità dell’individuo il prodotto e la sintesi della sua storia ancestrale. Egli pone l’accento sulle origini razziali dell’uomo. L’uomo nasce già con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e queste lo guidano nella sua condotta. Quindi esiste una personalità collettiva e razzialmente preformata che è modificata ed elaborata dalle esperienze che riceve.

 

I TIPI PSICOLOGICI

Nel 1921 Carl Gustav Jung pubblica il suo libro più importante, “Tipi psicologici”, in cui parla della personalità, o psiche, e attribuisce un posto centrale al Selbst (Sé), intorno a cui si raggruppano tutti gli altri sistemi psichici. Il Selbest funge da collante e garantisce alla personalità l’equilibrio e l’unità.

Jung concepiva la personalità come un sistema dotato di energia e parzialmente chiuso, perché a esso si aggiunge l’energia proveniente da fonti esterne.

Jung individua quattro funzioni psicologiche:

  1. Il pensiero, attraverso il quale l’uomo cerca di comprendere la natura del mondo e sé stesso e utilizza processi logici;
  2. Il sentimento, che rappresenta il valore delle cose in rapporto al soggetto e apporta dei giudizi di valore
  3. La sensazione, che ha la funzione percettiva dei fatti o rappresentazioni concrete del mondo.
  4. L’intuizione, ovvero la percezione attraverso i processi dell’inconscio, e permette di elaborare modelli della realtà che esulano dai fatti.

Il pensiero e il sentimento sono denominati funzioni razionali, poiché fanno uso del ragionamento. La sensazione e l’intuizione sono funzioni irrazionali, perché basate sulla percezione del concreto e del particolare.

Nell’individuo sono presenti tutti e quattro le funzioni ma di regola una delle quattro è altamente differenziata e svolge un compito preminente nella coscienza, viene detta funzione superiore. La meno differenziata delle quattro è detta funzione inferiore ed è rimossa e inconscia, si esprime nei sogni e nelle fantasie.

Jung fondò le sue concezioni psicodinamiche su due principi fondamentali: il “principio di equivalenza” e quello di entropia. Il primo asserisce che, se un valore diviene più debole o scompare, la quantità di energia a esso legata non andrà perduta per la psiche, ma riapparirà in un nuovo valore.


Il “principio di entropia” afferma che la distribuzione di energia nella psiche tende a un equilibrio o armonia. Fra due valori di diversa forza, l’energia tenderà a passare dal più forte al più debole fino a raggiungere uno stato di equilibrio . Tutta l’energia psichica di cui la personalità dispone viene utilizzata prevalentemente per due fini generali: nell’esecuzione del lavoro necessario al mantenimento della vita e alla propagazione della specie (funzioni istintive). L’energia eccedente quella utilizzata dagli istinti può essere impiegata in attività culturali e spirituali.


LA STRUTTURA DELLA PERSONALITA’

La personalità è formata da un certo numero di istanze, separate ma interagenti tra loro:

  • L’Io, ovvero la mente cosciente.
  • L’Inconscio personale, formato dalle esperienze rimosse, da quelle troppo deboli per lasciare una traccia cosciente nella persona e dai complessi (contesti psichici attivi i cui molteplici elementi, sentimenti- pensieri-percezioni-ricordi, sono unificati dalla comune tonalità affettiva).
  • Inconscio collettivo, base della psiche, struttura immutabile propria dell’insieme dell’umanità. Esso appare come il magazzino di tracce latenti provenienti dal passato ed è il residuo psichico dello sviluppo evolutivo dell’uomo, accumulatosi in seguito alle ripetute esperienze di innumerevoli generazioni. L’esperienza personale è influenzata dall’inconscio collettivo attraverso un’azione diretta sul comportamento dell’individuo sin dall’inizio della vita. Nell’inconscio collettivo sono presenti gli Archetipi, ovvero forme universali di pensiero dotato di contenuto affettivo. Tali forme di pensiero generano immagini o visioni che corrispondono ad alcuni aspetti della vita cosciente. Tra gli archetipi troviamo: l’animus, immagine del maschile; l’amima, immagine del femminile; il Selbst, il Sé, se stesso.
  • La Persona, ovvero una maschera che l’individuo porta per rispondere alle esigenze della società nella quale è immerso. Essa costituisce il ruolo che l’individuo svolge, cioè il compito che si attenda possa svolgere attraverso un ruolo sociale. La persona è rappresentata dalla personalità pubblica, in opposizione alla personalità privata che esiste dietro alla facciata sociale.
  • L’Ombra, consiste negli istinti animali ereditati dall’uomo nella sua evoluzione, ovvero il lato animalesco della natura umana.

 

 

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