SOSTEGNO PSICOLOGICO

COS’E’ UN SOSTEGNO PSICOLOGICO

 

Il sostegno psicologico è un intervento caratterizzato dalla richiesta di un individuo di elaborare da più vicino uno stato di consapevolezza e di coscienza, che miri a dare chiarezza e senso a quelli che sono dei disagi e dei disturbi.

Si esplora, dunque “la superficie” dell’io della persona, aspetti più vicini al preconscio e coscio, spesso riguardanti la sua situazione di vita attuale. 

Il sostegno psicologico non mira sempre a produrre insight profondi, anche se può favorirli; non mira necessariamente ad una ristrutturazione complessiva di aspetti importanti della personalità, anche se può a volte essere il punto di partenza per successivi sviluppi in tal senso.

Nel corso di un sostegno psicologico, lo psicologo accompagna l’individuo in un cammino che gli consenta di sentirsi sostenuto, visto, protetto, compreso e allo stesso tempo gli consenta di entrare in contatto con gli aspetti di sé che erano rimasti latenti, appena al di là della consapevolezza, e che potevano creargli un certo malessere.

 

QUANDO RIVOLGERSI AD UNO PSICOLOGO

Non è necessario “essere matti”, come erroneamente molti pensano, per chiedere aiuto ad uno psicologo.

Ci sono alcuni periodi della vita che possono essere particolarmente difficili da gestire. A volte eventi “comuni” che creano conseguenze più o meno gravi, a seconda della persona, della situazione e dell’ambiente che la circonda (famiglia, amici, lavoro).

E’ consigliabile chiedere aiuto psicologico, quando non riusciamo a vivere serenamente la nostra vita o/e sentiamo di non averne il pieno controllo.

Il sostegno può essere indicato nei casi in cui una persona che normalmente disponeva di buone risorse e di un buon funzionamento psichico si trovi a dover affrontare una difficoltà più o meno temporanea, connessa ad esempio ad una crisi adattiva o evolutiva. Nascondere i propri sentimenti, credere che piangere sia da deboli, pensare che le proprie forze vadano ben oltre l’energia che possono effettivamente apportare, abbracciare l’idea che nessuno ci capirà, sono tutti fili che possono arrivare a soffocarci. Non possiamo fare tutto (né dobbiamo essere in grado di farlo), mostrare quello che proviamo non è segno di codardia, così come andare da uno specialista non è sinonimo di perdere o di ammettere una sconfitta. 

Chiedere aiuto dimostra coraggio, intelligenza e sicurezza.

Quando sentiamo che la situazione sta superando il limite, quando crediamo di non essere più le stesse persone di prima e non siamo felici, quando consideriamo di essere andati troppo lontano da soli, quando prima riuscivamo a trovare quella dolcezza che risiede solo nelle piccole cose e ora non ci riusciamo più, quando tutto ciò che ci divertiva smette di farlo e non troviamo altre attività che diano lo stesso effetto, è il momento giusto. È il momento di chiedere aiuto. D’altronde se ci fa male la gola, andiamo dal dottore; se non riusciamo a muovere il collo, andiamo dal fisioterapista; se non vediamo bene, andiamo dall’oculista; se abbiamo una carie, andiamo dal dentista; quindi se la nostra anima ci fa male, perché non andare dallo psicologo?

Il sostegno può essere inoltre indicato per le persone che non hanno una sufficiente strutturazione della personalità, individui con una fragilità dell’Io e dell’esame di realtà, per cui gli interventi interpretativi tipici della psicoterapia sarebbero troppo complessi al momento, mentre risulterebbero sicuramente più efficaci degli interventi di supporto all’esame di realtà, di incoraggiamento e di sostegno all’Io.

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